Animalisti contro cacciatori: uccidere è nella tua natura, anche se non ti piace

Difficile accettare se stessi, i difetti scongiurano l’ottimismo. Scatta allora, forse per istinto di sopravvivenza, l’illusione d’essere migliori, il piglio va sulle (poche) virtù. Così è con la violenza. A chi piace riconoscere la propria aggressività? L’istinto di sopraffazione è un inopportuno compagno, eppure è qui, con noi.

La nobiltà della bestia

Animalisti contro cacciatori
Animalisti contro cacciatori

Animalisti contro cacciatori: da quale parte stai? Gli animali rappresentano le nobiltà d’animo, meglio dell’uomo. La forza del toro, il coraggio del leone, la fedeltà del cane, tanto per fare qualche esempio.

La loro uccisione non va presa a cuor leggero e in origine era semplice necessità. “L’uomo primitivo ha dovuto cacciare prima ancora di fare l’amore. Non poteva pensare di riprodursi se non trovava il cibo” ci ricorda Mario Rigoni Stern.

Animalisti contro cacciatori: la nostra storia è fatta di sangue

La caccia è stata bisogno, fonte di sostentamento. Le grotte di Lascaux rappresentano con intensità la lotta tra uomo e animale nel Paleolitico. Da allora sono passati migliaia e migliaia di anni, non abbastanza però da raschiare via il marchio della caccia.

In epoca romana la caccia al cinghiale rappresentava quasi un rito di iniziazione. La venazione ha avuto quindi un ruolo nelle società che vivevano d’allevamento e agricoltura. Perché la caccia è molto di più di una formula di sostentamento, è “la migliore educazione alle pratiche di guerra” per citare Senofonte. Un concetto ribadito da Lev Tolstoj, “dall’uccidere gli animali all’uccidere gli uomini il passo è piccolo”.

La caccia è guerra, è parte di noi

La caccia è guerra, violenza, è spirito d’aggressione. Non si tratta di virtù, non può neppure considerarsi qualcosa di estraneo alla nostra natura o frutto di un’impalcatura culturale. È qualcosa di vero, d’ancestrale. Lo sento ribollire. A colpi di frecce i miei avi uccidevano prede più grandi e forti di loro. Anche se volessi, questo spirito non potrei cancellarlo e se lo reprimessi diventerebbe pericoloso. Quello che posso fare è accettarlo e lasciare che si esprima senza che rechi danno. Mal sopporto chi si sfoga sugli altri, con atti di violenza che finiscono per renderci più incivili e cattivi.

A me basta poco per placare la fiamma. Eppure so che se mi trovassi solo in un’isola deserta, senza viveri, lontano dal conforto occidentale, la fame accenderebbe lo spirito della lotta, agirei per uccidere. Userei mani, lance, sassi e denti contro quelli che ora, al caldo avvolgente del divano, considero (nobili) animali ma che in quel momento sarebbero prede. Nel profondo anche io, purtroppo, ho l’istinto della caccia.

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Animalisti contro cacciatori: uccidere è nella tua natura, anche se non ti piace ultima modifica: 2016-12-30T15:53:39+00:00 da Iacopo Bernardini

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