Arte: prostituta del quattrino, amante del bastone

L’arte è puttana. S’appecorona, ruffiana, a ogni potere, trasuda cortigianeria davanti alla ricchezza. Così è stato e così è. Rende al meglio nelle dittature, perché, come accade per le troie in carne e ossa, esplicita la sua sudditanza alla poltrona (e alla pantofola). La puttana che interpreta con sincerità il suo ruolo non è solo apprezzabile ma superiore, per etica ed eros.

Non è certo un caso che i regimi totalitari e i ricchi mecenati siano stati forieri di forme artistiche sublimi: il binomio Mozart e Giuseppe II d’Asburgo, Rossini eseguì Il viaggio a Reims in omaggio a Carlo X, il ruolo di Pio II e Giovanni Bacci per Piero della Francesca. Il guinzaglio risplende quando l’autorità è assoluta, la commissione (e la commistione) è evidente. Per tutti. Davanti all’esplicita limitazione della libertà, del resto vincolata lo è sempre, il genio s’esalta, ruggisce.

Purtroppo la democrazia depotenzia l’arte, mutilata diventa una cortigiana contraddittoria, impegnata solo a illudere, non a regalare quell’attimo d’oblio che ci permette di vivere altrove. Maldestramente finge di stare con te perché le piaci: “l’apprezzamento della critica” (come se fosse qualcosa di oggettivo e/o interessante), “i biglietti staccati” o “le copie vendute” (come se la quantità fosse sinonimo di qualità, tutt’altro), eccetera.

Sarebbe meglio affermare: l’arte è questa perché la finanzio io e decido io cos’è arte. “Non vende” E quindi? “Non piace ai critici” Aiutami a dire sti cazzi. Ne gioverebbero tutti, ma in democrazia la trasparenza è inconcepibile, meglio oggettivare il merito.

L’arte democratica infanga ulteriormente due figure irrinunciabili nella società, che talvolta collimano, quella dell’artista e della prostituta.

Oltre l’artefatto dell’arte, verso la carne dell’essere

Il superamento dei prodotti artistici dovrebbe costituire l’imperativo. Superare dipinti, graffiti, tomi e qualunque altro residuo del maestro, puntando a esprimere nella propria vita l’essere. Lasciare impressa nel mondo l’impronta del genio, senza credere nel valore testamentario di un pezzo di carta o di marmo.

L’arte, ma quanto è fastidioso e vuoto questo termine?!, diventa allora la finta di Rocco Francis Marchegiano, il dribbling di Maradona, la corsa del V12 della 250 GTO, il tricolore alzato da Nuvolari al Nürburgring difronte ai tedeschi attoniti.

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